#PMDay14

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Il 31 Maggio 2014 arriva il Pasta Madre Day.
E’ una giornata per festeggiare il lievito madre e un nuovo modo per vivere il pane e la pizza. Per tutte le info cliccare qui

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Tutto comincia da qui: la PM

lievitomadre

Tutto ha avuto inizio da qui. A leggere il titolo sembrerebbe il nome di un gruppo musicale, come la PFM o i PGR ma non è così. E’ qualcosa di più buono e utile! Da una piccola idea che in realtà risale dalla notte dei tempi, ma che è giunta sino a noi nonostante l’industrializzazione. Mia madre tempo fa l’aveva iniziata a fare, ma vuoi o non vuoi non era quello il MIO momento per esplorare questo mondo. Cosi circa due mesi fa mentre ero in ufficio, qualcosa ha fatto risvegliare in me quella “notizia”, accantonata chissà dove nella mia mente. E da quel giorno ha avuto inizio il mio percorso con la Pasta Madre.  Girando su internet si incontrano tantissimi modi per avviarne la produzione, tutti molto simili, l’importante è seguire passo passo il metodo di attivazione e soprattutto avere tanta voglia di proseguire questo percorso. La pasta madre infatti, è un lievito naturale che oltre ad essere molto buono e digeribile, è un lievito centenario che può durare per intere generazioni se trattato bene.
La peculiarità di questo lievito è che non la si compra: o la si prende in regalo da qualcuno, oppure la si produce. (*trovate la ricetta in fondo a questo post) E’ vero che ora è ritornata in auge e ho notato sui banchi soprattutto del biologico la pasta madre essiccata ma sinceramente non ho idea di come sia e di come si comporti.
Comunque, alla mia pm  ho dato un nome, mi sembrava più che giusto dal momento che la coccolo e la tratto come una di famiglia! La mia si chiama Caterina, e ad oggi ha dato già ben 3 figlie tutte buone e laboriose.
E ad oggi mi ha dato tanto buon pane e una pizza da leccarsi i baffi. Naturalmente quello che scrivo non è il sapere assoluto, anzi! Essendo ancora alle prime armi, tutto quello che andrò a studiare passo passo saranno delle scoperte che avrò il piacere di condividere con voi. Per ulteriori informazioni potete consultare i vari forum su internet oppure alla pagina http://pastamadre.blogspot.it/

Di seguito troverete la ricetta che ho adoperato per fare la mia pm con cui mi sono trovata molto bene. Naturalmente il vostro lievito madre non sarà subito pronto, ma dovrete aspettare almeno due settimane per il suo primo utilizzo in quanto la sua peculiarità è l’invecchiamento. Più è vecchia e più diventa forte e buona. Quindi armatevi di tanta pazienza e di un bel barattolone capiente. Io uso un tipo per le caramelle comprato in offerta a 1€. L’importante è che sia di vetro.

RICETTA BASE: avviare la pasta madre

200 gr di Farina “0″
100gr di acqua tiepida
1 cucchiaino di miele (il miele o altri zuccheri servono a far partire la fermentazione) 

Mettere in una ciotola la farina, l’acqua e il miele e mescolare fino ad ottenere una palla liscia e morbida. Riporre questo impasto dentro una ciotola coperta da un panno umido e pellicola trasparente, lasciarla riposare a temperatura ambiente per 48 ore. Trascorso questo tempo se tutto sarà stato fatto bene, noterete che l’impasto si sarà leggermente gonfiato e saranno comparsi i primi alveoli.

I RINFRESCHI (passo 2) 

200gr di PM
200gr di farina di tipo “0″
100gr di acqua tiepida.

Prelevare tutta la vostra pm e scioglierla nell’acqua tiepida. Una volta stemperata per bene aggiungere la farina e mescolare sino ad ottenere di nuovo una pallina liscia e morbida. Riporla nuovamente nella ciotola coperta dallo straccio bagnato e dalla pellicola. Avete appena fatto il primo rinfresco, o meglio avete dato da “mangiare” al vostro lievito nuovi zuccheri.  Ora dovete di nuovo aspettare altre 48 ore e ripetere  il passo 2.

Fare questo procedimento per  almeno una/due settimane, finché dunque il vostro impasto non raddoppierà di volume in circa 4 ore.
Una volta fatto questo procedimento siete pronte per utilizzare la vostra pm nel vostro pane.

I miei rinfreschi:
I miei rinfreschi prevedono lo scarto di pm, perché altrimenti ne sarei completamente invasa. Di fatti al procedimento descritto prima, ad un certo punto ho iniziato a ridurre la percentuale perché era davvero tanta. Purtroppo all’inizio ho dovuto buttare la parte in esubero in quanto non era pronta per essere utilizzata, ma ora la tengo da parte per usarla in dolci ricette come i cornetti brioche o grissini.
Io rinfresco solo 100 gr di pm, in quanto non utilizzo grandi dosi e al momento e mi trovo bene cosi.

CONSERVARE LA PM 

Ci sono due modi per conservare il lievito prodotto. O in frigorifero, o a temperatura ambiente. Io personalmente la conservo in frigo perché la utilizzo almeno una volta a settimana per produrre pane e pizza e visto che prima del suo utilizzo va comunque rinfrescata preferisco tenerla cosi.
Considerate che a temperatura ambiente dovrete nutrirla ogni 4 giorni circa, se tenuta invece in frigo anche 1 volta a settimana, in quanto il freddo rallenta il processo di lievitazione.

SUGGERIMENTI
Se pensi di avere troppa pasta madre, al prossimo rinfresco puoi toglierne una parte e conservala in un vasetto chiuso. Potrai usarla per una ricetta che prevede l’utilizzo di pm in esubero non rinfrescata.
L’importante è calcolare sempre la percentuale di rinfresco.
Es: 100 gr di PM + 100 gr di Farina + 50 gr di acqua tiepida = 200gr di pm

colazione con…. Pancakes

pancakes

Adoro i pancakes. Sono per me la perfetta colazione del sabato che faccio rigorosamente con caffè americano e succo d’arancia, cospargendo la pila di frittelle con una generosa cascata di miele artigianale (lo so che andrebbe lo sciroppo d’acero, ma al momento i prezzi sono davvero troppo alti). Mi sono adeguata agli usi e costumi dei paesi esteri, e cosi ho deciso di far adeguare anche la famiglia ad una colazione diversa e molto nutriente.
In giro ci sono molte ricette su queste “frittelle”, c’è chi usa il burro, chi l’olio nell’impasto, e io le ho provate un po’ tutte, fino al giorno in cui mi sono imbattuta in una ricetta trovata su youtube che ho trovato buonissima senza aggiunta di grassi. Perché si, nutriente va bene, ma sempre stando attenti ai grassi.
Solitamente questo impasto lo preparo il venerdi sera dopo cena, e poi lo ripongo nel frigo coperto dalla pellicola in modo tale da lasciarlo riposare e permettere una lenta lievitazione, in modo da svegliarmi la mattina e versare semplicemente le frittelle sulla padella.
E credetemi, svegliarsi con l’idea di avere un qualcosa di cosi goloso quasi pronto è un toccasana!

INGREDIENTI x 20 pancakes:

3 uova
500 ml di latte (sarebbero in realtà 473,1 circa perché parliamo di 1 pinta)
450 gr di farina
170 gr di zucchero
3 cucchiaini da tè di bicarbonato
Burro a piacimento (leggere sotto)
Miele o sciroppo d’acero

PROCEDIMENTO

Mettiamo in una grande ciotola le tre uova e uniamo il latte. Sbattiamo energicamente con la frusta elettrica (o a mano). Uniamo poi la farina, lo zucchero e il bicarbonato facendo una pastella solida. Dopodiché lasciamo l’impasto riposare per 1 ora a temperatura ambiente.
Trascorso questo tempo noterete che si sarà gonfiato, quindi con un cucchiaio sbattere di nuovo il composto.
A questo punto avete due scelte perché dipende dal tipo di padella che andrete ad usare. Io uso una di quelle padelle piatte antiaderenti che non necessitano di burro o olio. Ma se voi non l’avete o volete dare un gusto maggiore dovete ungere la padella. Quindi con un mestolo andate a prelevare una quantità di composto e andrete a versarla sopra facendo una frittella.
Il trucco della cottura del pancakes sta nelle bollicine che si andranno a formare sul bordo. Quando le vedrete sarà il momento di girarlo. Due minuti e la nostra frittellina americana è pronta.
Impilatene sul piatto una buona porzione e cospargete il tutto con lo sciroppo d’acero oppure il miele.

La colazione è servita e buon appetito!

PS: se avete delle varianti, non esitate a scrivere anche la vostra versione

 

Libera un libro!

libro

Amo leggere.
Durante il periodo della mia infanzia non era usanza mettere la televisione in camera dei bambini, e dunque io, che tra l’altro non avevo nemmeno una camera, non facevo l’eccezione. Per cui passavo le mie serate leggendo, e sono convinta che questa “costrizione” sia stato il regalo più bello che i miei genitori potessero farmi. Il primo libro che divorai fu “Cime tempestose”  una di quelle edizioni da giornalaio comprate sulla bancarella del mercato, regalatomi da mia zia (altra patita della lettura che ammiro). Credo che lo lessi quando avevo circa 10 anni. Da li la scalata verso il voler conoscere e leggere fu imminente. Mi ritrovai presto con mattoni del calibro di  Dostoevskij, Tolstoj, Kafka, James Joyce, per poi approdare nel fantastico mondo dei gialli di Agatha Christie, Simenon, Kundera e via discorrendo.  Generi sempre diversi tra loro, purché intriganti e coinvolgenti.  Nel mio modo di vedere la lettura,  sono convinta che i libri (un po’ come l’Anello) chiamino il padrone quando è il momento di essere aperti. Sono una compulsiva degli acquisti, ma solo esclusivamente di libri. Adoro entrare in libreria e perdermi tra gli scaffali, tra l’odore di carta nuova e quel silenzio quasi religioso che par brutto rompere anche solo per un colpo di tosse. E mi piace comprare libri nuovi/usati anche se a casa ne ho una pila infinita sul comodino che devo ancora finire di leggere! E non è detto che li legga nell’anno in corso. Molti di quelli che ho, ancora sanno di nuovo, perché saranno loro a dirmi quando sarà giunto il momento.
Fatta questa premessa mistica, tempo fa avevo letto un qualcosa su internet inerente a una pratica molto consolidata all’estero chiamata BookCrossing, oggi per fortuna praticata anche in Italia. L’idea di base è molto semplice e funzionale: “liberare” un libro su una panchina, sul treno, o in un bar affinché altre persone possano leggerlo e poi di nuovo lasciarlo in libertà per altre persone.
L’idea che il libro da me condiviso vada in giro entrando nella vita di qualcuno mi piace tantissimo, anche perché si offre un qualcosa di personale a gente sconosciuta che condivide la stessa passione per i libri.
Naturalmente per far si che il meccanismo funzioni, bisogna registrarsi sul sito, e registrare poi il libro che si vuole lasciare in modo da avere un codice identificativo che andrà messo all’interno attraverso una piccola etichetta che andremo a stampare. Una volta fatto questo, si lascia il libro dove più si preferisce e si segnala sul sito che il nostro libro è in libertà.  Chi poi lo trova ovviamente deve fare la sua parte, questo per poter sempre tener traccia del percorso che il nostro amico di carta sta compiendo.
Una cosa direi semplice ma funzionale e originale.
Per cui dopo tanto tempo, e dopo avermi fatto coraggio (non amo separarmi molto da cose che mi stanno a cuore, anche se il libro non mi è piaciuto)  mi sono finalmente decisa ad aderire a questa comunità che sta crescendo a vista d’occhio, e spero che continui. In questo modo, oltre a dare una nuova vita a libri spesso abbandonati su scaffali, si cerca di sensibilizzare le persone alla lettura, al piacere di scoprire mondi fantastici, storie, verità che solo un libro è capace di donarci.
Di questi tempi poi, in cui leggere è divenuto quasi proibitivo a causa dei costi elevati di alcuni testi, fa quasi piacere trovare un qualcosa, che credo, debba essere alla portata di tutti.
Vi lascio anche il link della sezione italiana http://www.bookcrossing-italy.com/  dove trovare forum, informazioni e iniziative.
E voi cosa ne pensate?

A voi i commenti e Buona Lettura! 

Muffin al cioccolato con cuore fondente

cioccolata(1)

Ingredienti per 8 pezzi

40 gr di margarina
55 gr di zucchero
1 uovo
85 gr di farina autolievitante
1 cucchiaio di cacao in polvere
55 gr di cioccolato fondente tagliato in 8 pezzi
Zucchero a velo per guarnire

Preparazione

1. Mettete 8 pirottini di carta in una teglia sagomata per muffin oppure mettete 8 pirottini doppi sulla placca del forno.

2. Sbattete in una terrina con una frusta elettrica la margarina, lo zucchero, l’uovo, la farina e il cacao, fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo,

3. Distribuite metà del composto nei pirottini. Aiutandovi con il dorso di un cucchiaino, create un incavo al centro del composto in ogni pirottino e disponetevi un pezzo di cioccolato, quindi coprite con il resto del composto.

4. Fate cuocere i muffin nel forno già caldo a 190° per 20 minuti, o finché non saranno ben gonfi ed elastici. Lasciateli riposare per 2-3 minuti prima di servirli tiepidi, cosparsi di zucchero a velo (a piacere).

Buon appetito!

Ricetta tratta dal libro:  MUFFIN (Gribaudo – Parragon)

Grigia era la sera nella contea

Lo-Hobbit-La-desolazione-di-Smaug-nuovo-trailer-poster-e-video-del-del-fan-event-2Lo Hobbit –  La desolazione di Smaug
Prima Uscita: 2 dicembre 2013
Regista: Peter Jackson
Durata: 161 minuti
Genere: Fantastico, avventura, epico
Valutazione: ★ ★ ★ ☆ ☆ 

Per chi ama questo genere e soprattutto per chi come me è totalmente innamorato folle del mondo di Tolkien, la tappa Lo Hobbit è d’obbligo.
In realtà, quando l’anno scorso uscì il primo film della trilogia rimasi abbastanza perplessa e titubante per il semplice fatto che come mi succede spesso, mi affeziono cosi tanto ai personaggi principali, che poi difficilmente riesco ad accettare i cosidetti “spin-off” (anche se in questo caso non è propriamente il termine corretto) con personaggi che alcune volte mi danno la sensazione di essere solo delle brutte imitazioni dei primi. Tra l’altro la notizia che il buon caro vecchio Gianni Musy morì prima di poter doppiare Gandalf, dando  il lascito a Proietti, mi indispettì parecchio.
Cosi piano piano l’esordio al cinema del primo capitolo scivolò nella categoria: diamogli una possibilità ma in home-video. La possibilità alla fine è praticamente arrivata 3 giorni prima di vedere al cinema la desolazione di Smaug, convinta e pregata da una mia amica di andare con lei e il marito a vederlo al cinema ovviamente in versione normale (e qui dovrei aprire un capitolo a parte perché mi rifiuto categoricamente di etichettare un film con l’acronimo 2D). Detto questo in pochi giorni mi sono fatta una full immersion nella Terra di Mezzo in memoria dei vecchi tempi, quando fresca del Signore degli Anelli sono stata capace di partecipare alla maratona all’auditorium di Roma vestita da Elfo.

Non starò qui a fare una recensione tecnica, nè tanto meno a narrare la storia (anche perché molto si discosta dall’originale) ma semplicemente esprimere un giudizio sulla pellicola. E dunque veniamo al punto, ovvero le mie impressioni sul film.  Nonostante il fatto che abbia deciso di vederlo in versione normale, si vede lontano un miglio che la pellicola fosse pensata esclusivamente per il 3D. Lo-Hobbit-La-desolazione-di-Smaug-30-nuove-immagini-e-intervista-a-Richard-Armitage-30

La maggior parte delle scene traboccano di questi riferimenti e sono palesi i punti in cui quella cosa o quel combattimento sarebbero dovuti “uscire” dallo schermo. Per cui questo gioca molto a sfavore, proprio per l’impatto visivo che si ha e che spesso da fastidio. L’aspetto che più però mi ha deluso è stato Legolas e tutto quello che nel corso della storia ha fatto. Chi ha seguito la prima trilogia, sa che il suo personaggio ha sempre avuto quel tocco da gradasso e questo a me non è mai piaciuto perché troppo esibizionista. E di certo nel secondo capitolo de Lo Hobbit non è certo mancato questo aspetto. Anzi, oltre al fatto di ritrovare un Orlando Bloom un pochino più in carne e avanti con l’età, (il che è normale visto che il precedente ha più di 10 anni) il regista ha forzato molto la mano sui suoi combattimenti fino a renderli quasi finzione da videogame. E sempre di finzione parliamo quando ci troviamo di fronte all’immensa folla degli orchi molti dei quali (credo più del dovuto) sono stati creati in maniera digitale lasciando al vecchio buon trucco poco spazio. Lo-Hobbit-La-desolazione-di-Smaug-10-cose-da-sapere_h_partb

Nel complesso non posso che giudicare il film buono. L’atmosfera della contea, gli elfi silvani, i paesaggi mozzafiato sono un perfetto mix per riportarci di nuovo in quel fantastico mondo, ma a mio parere Il Signore degli Anelli rimane un capolavoro perché quando uscì nel 2001 la tecnologia era evidentemente minore rispetto ad ora, ma il risultato è stato molto più veritiero e convincente rispetto a questo capitolo che con troppa tecnologia è riuscita a non farci catapultare molto nella storia ma troppo negli effetti speciali.

Molto altro potrei dire su questo film, come i dialoghi in elfico che avrei preferito mantenessero quell’aurea magica che avevano nel primo, oppure che il personaggio Bard l’Arciere  mi ricorda molto un Jack Sparrow misto ad un Aragorn giovane, ma lascio a voi altri giudizi su questo film che certamente rimane una pellicola godibile e assolutamente da vedere.

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Buona Visione!

“Quale prezzo hanno i vostri sogni?”

ImmagineThe Immaginarium of Doctor Parnassus

★ ★ ★ ☆☆
Cast: Cassandra Sawtell, Johnny Depp, Colin Farrell, Jude Law, Christopher Plummer, Andrew Garfield, Verne Troyer, Lily Cole, Tom Waits, Heath Ledger
Regia:Terry Gilliam
Distribuzione: Moviemax
Durata: 122′
Sceneggiatura: Terry Gilliam, Charles McKeown
Fotografia: Nicola Pecorini
Scenografie: Anastasia Masaro
Montaggio: Mick Audsley
Costumi: Monique Prudhomme
Musiche: Jeff Danna, Mychael Dann

Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il Diavolo

Nella Londra contemporanea una compagnia teatrale inscena ogni sera per le strade della città nel loro teatro mobile, una rappresentazione in cui uno specchio è in grado di portare le persone che vi passano attraverso, in un mondo fantastico in cui i loro desideri vengono realizzati. A guidarli ci sarà la mente del Dr. Parnassus, (Christopher Plummer) uomo reso immortale grazie ad un patto fatto con il diavolo (Tom Waits) molti anni prima. Ad aiutare “il dottore” nella sua messinscena c’è la giovane figlia Valentina (Lily Cole), accompagnata dal suo migliore amico Anton (Andrew Garfield) e dal tuttofare Percy (Verne Troyer).
ImmagineLe cose per la strana compagnia sembrano non andare bene sino a che, una notte, non incontrano per uno strano scherzo del destino Antony “Tony” Shepard(Heat Ledger). L’incontro in realtà non è dei migliori, perché lo stesso viene trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri. I ragazzi decidono di salvarlo e di dargli una nuova vita all’interno dello spettacolo in quanto si rendono conto sia bravissimo ad affabulare le persone con il suo fascino e la sua maestria.
La compagnia, prosegue così il suo viaggio alla ricerca di “anime” da convertire, affinché il vecchio Parnassus vinca finalmente la sua scommessa fatta con Satana.
Ma qualcosa ad un certo punto non va più secondo i piani, e questo sarà il centro nevralgico che sconvolgerà la trama e la vita di tutte le persone della compagnia, fino ad una fine che non ci si aspetta.

Presentato fuori concorso al al Festival di Cannes 2009, insieme al primo trailer Immagineinternazionale, questa pellicola, del visionario regista Terry Gilliam,  è stata di fatto molto attesa e seguita da mass media a causa della tragica e prematura scomparsa dell’attore Heat Ledger,  avvenuta proprio durante una pausa delle riprese. Rappresenta di fatti, l’ultima pellicola del giovane attore australiano, sebbene venga ricordato maggiormente per la magistrale interpretazione del Jockerne Il cavaliere Oscuro, il quale gli ha permesso di vincere molti premi tra cui il Golden Globe per migliore attore non protagonista.

Terry Gilliam in questa sua pellicola, ha voluto omaggiare lo stesso attore rappresentando in essa una sorta di inno alla vita e all’immaginario, in grado di sconfiggere qualsiasi momento negativo dell’esistenza. Il regista, colpito in prima persona dalla tragedia è riuscito, nonostante una profonda revisione della sceneggiatura, a portare comunque a termine la pellicola, sebbene inizialmente si era pensato ad un annullamento inevitabile. Ma  grazie alla trama, che da al protagonista la possibilità di cambiar volto ogni qual volta passa oltre lo specchio, ha dato allo stesso Gilliam l’opportunità di proseguire sino alla fine con il suo mondo visionario, facendo inscenare il Tony oltre lo specchio ai suoi cari amici Johnny DeppColin Farrell e Jude Law. Ma se da una parte il film inizia bene è proprio verso la fine che il film dimostra un calo di tono, perdendo molta di quella verve che aveva acquisito nella prima parte. L’interpretazione magnifica di Heat Ledger, non riesce ad essere ricalcata da nessuno dei suoi tre sostituti, dei quali forse il migliore risulta essere Depp, che dimostra come sempre una perfetta immedesimazione nei ruoli fuori dall’ordinario. Decisamente scarsa l’interpretazione di Law, il quale non riesce a trasmettere assolutamente nulla del personaggio del “Tony oltre lo specchio”  sebbene abbia avuto una delle parti più lunghe. Quello che ci lascia è come un vuoto dal retrogusto amaro che ci accompagna sino alla fine della pellicola, che per certi versi sembra quasi essere stata fatta in fretta in furia lasciandoci così tantissimi dubbi.
Il visionario regista ci trasmette in questo film, parte della sua immaginazione attraverso l’uso dello specchio. (specchio presente anche nella sua pellicola The Brothers Grimm). Ci ritroviamo, come i personaggi a varcarne i confini e ad essere totalmente proiettati in un mondo fantastico dove fare la scelta giusta significa andare avanti per la nostra strada con una consapevolezza in più o fermarsi ed essere condannati al male per l’eternità.

Possiamo dire dunque che lo specchio e ciò che esso raffigura, altro non è che la rappresentazione di noi stessi che guardiamo: il cinema come mondo fantastico in cui immergerci. Un po’ come guardare il quadro del celebre Magritte “Riproduzione Vietata” in cui l’uomo si guarda in uno specchio, e ciò che riflette non è il suo volto ma la sua nuca. Un messaggio insito, come a metterci di fronte ad un confronto con noi stessi (osservatori) e dunque una possibilità di immedesimazione nel soggetto che ci troviamo davanti.

La fotografia del film , curata da Nicola Pecorini risulta davvero ottima, come del resto nelle altre pellicole dello stesso regista. Importante il ruolo della scenografia, del trucco e dei costumi che sono stati decisamente all’altezza per trasmettere la rappresentazione teatrale, e per ricreare quella finzione mascherata da realtà. Pecca di gran lunga la colonna sonora, di Jeff e Myachel Danna che non riesce ad integrarsi con le scene e a tenere testa all’intera visione del film.

Nel complesso posso dire che nonostante tutto e nonostante i molteplici pareri discordanti, il film risulta molto godibile e piacevole. Certo a tratti noioso ma certamente mai scontato. Sebbene la fine non mi abbia molto entusiasmato, resto del parere che sia un bel film, soprattutto perché vede protagonista indiscusso per l’ultima volta il giovane attore. Per chi ama dunque l’intelletto visionario di Gilliam, e per chi vuole passare del tempo in un mondo immaginario rimanendo nella Londra dei giorni nostri, questa è la pellicola che fa per voi. In fondo, voi che prezzo dareste ai vostri sogni?

Parliamo di cinema: Kynodontas, un film che non ti aspetti

Locndina film

Locandina film

Kynodontas (Dogtooth) 

★    

Anno: 2009
Durata:
 96
Origine: 
GRECIA
Genere
: DRAMMATICO

Regia: Yorgos Lanthimos
Attori: 
Christos Stergioglou (Padre); Michelle Valley (Madre); Aggeliki Papoulia (Figlia maggiore); Mary Tsoni (Figlia minore); Hristos Passalìs (Figlio); Anna Kalaitzidou (Christina).
Soggetto: 
Yorgos Lanthimos, Efthymis  Filippou
Sceneggiatura:
Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia: 
Thimios Bakatatakis
Montaggio: 
Yorgos Mavropsaridis
Scenografia: 
Elli Papageorgakopoulou
Arredamento: 
Elli Papageorgakopoulou
Costumi: Elli Papageorgakopoulou

Film inedito in Italia, Kynodontas, ha riscontrato invece ottimi pareri a Cannes 2009 vincendo nella sezione Un Certain Regard  62º Festival di Cannes  e candidato agli Oscar 2011 come miglior film straniero. Una pellicola perversa, che ricorda a suo modo il cinema bruneliano dal sapore grottesco e surreale. La trama è semplice, e richiama per certi versi la leggenda del Mito della Caverna di Platone adattata ai giorni nostri con protagonisti tre ragazzi adolescenti che vivono rinchiusi in una villa dalla quale non è permesso uscire.

una scena del filmYorgos Lanthimos grazie all’uso della camera fissa riesce ad esaltare un’alienazione ed una drammaticità costante sottolineando così  la vita statica, monotona fatta di assenza di tempo, in cui i protagonisti sono costretti a vivere. I tre ragazzi, che non hanno nome e non conoscono la loro età, vivono ogni giorno all’insegna di giochi fanciulleschi e lezioni impartite dalla madre, attraverso un mangianastri, e dal padre, il quale può fargli fare qualunque cosa lui voglia, ponendogliela come necessaria e giusta per l’incolumità delle loro vite. La metodica routine sfocia spesso nell’assurdo, rendendoci minuto dopo minuto partecipi e spettatori di una realtà senza senso. L’assenza di una colonna sonora, inoltre, unita alla freddezza formale con cui il regista racconta questa realtà parallela, genera e conferma il vuoto e il senso d’isolamento di questo posto collocato in una Grecia a noi ignota, il tutto reso ancora più suggestivo dalla fotografia limpida di Thimos Bakatakis. Dietro la recinzione di quella casa perfetta, in cui è possibile accedervi solo con la perdita del canino destro (appunto Kynodontas) “o sinistro non ha importanza”,  si cela una vita fatta di innumerevoli pericoli (il gatto) da cui bisogna sapersi difendere e tener testa. L’insegnamento giornaliero da parte del padre, ad essere dei cani da guardia ci spinge a fare delle considerazioni sui i protagonisti usati come burattini, come contenitori vuoti da riempire a proprio piacimento, confermando ciò che il regista vuole comunicare attraverso la sadica esplorazione psicologica della mente umana.  Non conoscono nulla all’infuori della loro casa, e subiscono senza opporsi, le regole imposte. Della vita vera invece, abbiamo solo una vana percezione introdotta grazie all’unico elemento esterno della famiglia, una certa Christina (unica tra l’altro ad avere un nome) la pietra che sarà in grado di incrinare quella finzione portata avanti da anni. Attraverso lei e allo sguardo vigile di Lanthimos, vedremo il sesso nudo e crudo come pura mercificazione del corpo della stessa Christina, usato per soddisfare senza troppi mezzi termini, i bisogni primordiali dell’unico figlio maschio.  Ed è proprio grazie all’innocenza dei ragazzi che si ha una scappatoia da tutto questo. La sorella Maggiore scopre attraverso il cinema e attraverso le pellicole, di cui ogni notte si ciba all’insaputa dei genitori, una sovversione e una ribellione che le consentono, attraverso l’imitazione di alcune scene di film (Lo squalo, Flashdance, Rocky) di risvegliarsi dal coma imposto dai genitori. E sarà proprio questa sovversione a condurci ad una delle scene più crude del film realizzata senza alcun filtro: noi e lei protagonisti del gesto in grado di frantumare tutti gli schemi.  una scena del film

Lanthimos, grazie alla sua saggezza narrativa, ci rimanda per molti versi ad Haneke, lasciandoci una pellicola depurata e scardinata, ridotta agli elementi essenziali, con i quali riflettere sui molti aspetti della psicologia umana, lasciandoci altrettanti dubbi su un finale crudelmente aperto.

Un film che non ti aspetti, ma che vale la pena vedere davvero.

RBS6Nations: lo sport per tutti

Amo il rugby non perché è violento, ma perché è intelligente.
Françoise Sagan

Abbraccio di due amici alla vittoria dell'Italia

Abbraccio di due amici alla vittoria dell’Italia

Sabato sono andata con mio marito allo stadio olimpico per seguire l’ultima partita del 6 Nazioni di rugby: Italia v Irlanda.
Non essendo amante del calcio, avrò varcato si e no in vita mia quei cancelli circa 3 volte e devo dire che l’emozione è stata tanta. Naturalmente non starò qui a parlare delle regole, del gioco in se, per quelle basta andare su internet e cercare, ma voglio rendervi partecipe di tutto quello che c’è stato intorno, dalle persone all’atmosfera che si respirava dentro e fuori dallo stadio.

In realtà mi sto appassionando a questo sport piano piano, complice il fatto che ci gioca mio marito e ho iniziato ad intraprendere il filone della fotografia sportiva che tra l’altro  mi piace molto, e per fare questo seguo ogni tanto la serie c di rugby, il Roma V Rugby alle quali scatto qualche foto che potete vedere alla mia pagina facebook.

Siamo arrivati allo stadio verso le 14.00 e quello che subito mi ha colpito è stato proprio il così detto “volemose bene”: una folla riunita davanti lo stadio prima della partita nel terzo tempo village per bere e mangiare tutti insieme. Italiani e Irlandesi separati solo da un diverso colore di maglia. Nessuno sfottò, nessun odio, nessun tafferuglio. Solo voglia di divertirsi e di stare insieme per tifare la propria nazione. Sembra un discorso melenso, ma è la verità.  Una folla enorme, gente di tutte le età e anche tante, tante famiglie con al seguito i loro bambini addirittura un bimbo di circa 6 mesi nel marsupio con la mamma con in testa la fascia tricolore dell’Italia, e quella è stata una delle immagini più bella della giornata perché da li ho capito che il rugby è lo sport per tutti.  

(potete vedere l’intero reportage fotografico nella sezione Galleria)

Così ho deciso di  raccontare tramite un piccolo reportage fotografico questa bellissima giornata allo stadio. Raccontare che si possono tifare due squadre avversarie pur stando seduti vicino, che vincere è un abbraccio tra amici e una stretta di mano tra italiani e irlandesi. Che battere le mani al supporter irlandese che si sgola per la propria squadra in mezzo a tanti italiani significa farlo sentire comunque a proprio agio. Che fare silenzio durante il calcio di punizione significa rispettare il giocatore che si appresta a compiere l’azione e che cercare di fare un ola completa per due volte di seguito è divertirsi. Certo l’emozione, l’adrenalina, il tempo che sembrava non passasse mai verso la fine sono sensazioni uniche, ma vedere lo stadio pieno, il tifo, il saluto al grande Lo Cicero che ha giocato la sua ultima partita, sono sensazioni indescrivibili.
E pensare che fino a qualche anno fa bastava il Flaminio per contenere i tifosi. Dal Flaminio all’Olimpico di passi avanti i nostri azzurri ne hanno fatto e soprattutto i passi avanti sono stati fatti dagli italiani che iniziano ad apprezzare questo sport che davvero riesce ad emozionare e a coinvolgere così tante persone, me compresa, che a parte il baseball,  con lo sport in generale non vado molto d’accordo. Sono felice di aver fatto questa esperienza che sono sicura replicherò nel prossimo anno. E ovviamente l’anno prossimo ci sarà una nuova piccola tifosa in mezzo a noi: la nostra bimba.

Alla prossima, e seguite la mia pagina su Facebook 

La fotografia secondo me

Le persone mi affascinano. Mi affascina la strada, la quotidianità, la realtà di tutti i giorni che ci circonda. Mi piace immortalare in uno scatto un momento, una piccola azione, un comportamento e uno stato d’animo celato dietro un’ espressione o un gesto. La fotografia di strada assieme a quella naturalistica, nello specifico la macro fotografia, occupano un posto di rilievo nel mio campo di scatto. Mi piace portare a casa un pezzo di vita di un qualcuno di sconosciuto e immaginare la sua vita che per un momento si incrociata con la mia tramite uno scatto.

In realtà è una presa di coscienza che sto maturando da poco insieme alla riscoperta del bianco e nero. Anche perché sono molto timida ed è un genere a cui mi sto avvicinando piano piano.  Definirsi come fotografo, in termini di stile proprio, non è semplice. Si può fotografare tutto e niente, ma come dicevo sopra, cercare di raccontare un emozione con la fotografia rispettando le regole e la “perfezione” dello scatto è il vero traguardo. Qualche giorno fa ho iniziato a mettere a posto il mio account di Flickr e scorrendo le pagine ho scoperto delle mostruosità di foto. Ho chiesto a mio marito perché mai mi avesse permesso di pubblicare tali mostri e lui di tutta risposta mi ha detto che ero agli inizi e che avevo molto da imparare. Certo ora ho ancora moltissima strada da fare, ancora molto da studiare, ma sicuramente sono cresciuta, se non altro riesco a capire gli errori, farmi una giusta autocritica, capire quando una foto fa schifo e quando non vale la pena perderci del tempo. E solo ora capisco la discussione che ebbi dentro un forum  sul tema “cogliere l’attimo”. Ero convinta che la foto dovesse solo cogliere il momento e punto. Come fosse venuta nella sua realizzazione finale non aveva importanza perché il senso della foto, secondo il mio punto di vista, reggeva solo su quello. Ma ho capito che non è così a mie spese buttando un sacco di foto. Cosa te ne fai di una foto con un significato insito dentro se poi fa schifo? Nulla. Forse avrei dovuto mettere da parte il mio orgoglio e farmi più umile davanti a tanti consigli, e magari certe conoscenze le avrei apprese subito anziché metterci anni di studio su me stessa e sui miei errori. Però l’importante, credo,  sia esserci arrivati comunque. In fondo la fotografia non ha età. Se si ha la vera  passione nel cuore non esistono limiti o confini. La si può fare fino alla fine. Per me la fotografia rimane comunque una delle esperienze e passioni più belle e più affascinanti che i miei genitori potessero trasmettermi. E non li ringrazierò mai abbastanza per questo. E spero con tutto il cuore che la mia piccola bimba un giorno possa seguire la  mia  stessa passione.

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