B per BakeOff

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Eccomi qua. Con la faccia stropicciata e il sorriso da ebete che mostro fiera una coccarda con un numero improponibile nemmeno fossi la concorrente di una mostra canina. E invece peggio.
Non sono amante degli show televisivi. O meglio mi piacciono ma guardo sempre le versioni inglesi/americane, che hanno un loro fascino insito nel doppiaggio, che riesce a comunicare le emozioni meglio dell’originale, e del fatto che sanno mascherare in maniera perfetta la finzione che si cela dietro. Vedi un Buddy Valstro che oltre a risollevare le sorti di pasticcerie di dubbio gusto, si ritrova alle prese con consulenze familiari nemmeno fosse Luca Barbareschi in C’eravamo tanti amati.
Se mettiamo poi che i programmi italiani hanno una verve pari a uno sturalavandini, allora eccolo li che la palpebra cala dopo il primo minuto. Se in tutto questo aggiungiamo poi una improbabile Benedetta Parodi che non si sa per quale oscuro motivo (magari perché è la sorella gemella della Parodi senior?) è diventata la maga del fornello sfornando non solo dolci ma anche libri che scalano le classifiche dei libri più kitsch venduti alle poste, allora questa la dice lunga.
Per cui, alla base di questo,  si è capito che la versione italiana di Bake Off Italia, io, non l’ho proprio seguita. Per principio e perché odio la Parodi.
Ma quando sono andata alla fiera di Roma per l’Hobby Show, mi sono imbattuta in Lucia Mosci, concorrente del  reality che teneva una mini lezione di pasticceria nello stand di una scuola di cucina. Ora non che io fossi andata li per lei, nemmeno sapevo chi fosse,  ma uscendo da li mi son detta: “se una che è nessuno, può tenere una lezione di cucina, quasi quasi per scherzare mi iscrivo al casting della prossima edizione”. E così facendo il giorno dopo, ho compilato il form.  Il risultato è ovvio, visto che nella foto vi ho svelato il finale della mia storia.  Ma non vi ho ancora detto la parte bella.

La mattina del casting, mi sono dovuta documentare per forza sui concorrenti della scorsa edizione, visto che sicuramente mi avrebbero fatto domande su di loro (e qui lasciamo perdere sul fatto che alla domanda “hai visto il programma? Io abbia risposto con un “visticchiato”). Ma la cosa sconcertante è stata scoprire che circa il 70% delle persone che erano li, come me, avevano seguito la versione UK, snobbando l’edizione nostrana, e dunque anche loro, quella mattina hanno fatto impennare le ricerche di google per carpire nomi e mestieri dei precedenti concorrenti.
Per cui a quel punto mi sono sentita meno sola. E meno in colpa.
Ora, l’epilogo è che non sono passata, non sono nemmeno arrivata a fare il terzo colloquio, ma credetemi che dopo 7 ore di attesa l’unica cosa che volevo, era di tornare a casa da mia figlia e salvare mio marito che pazientemente era fuori al freddo ad attendere il mio verdetto.
Ma sebbene io l’abbia presa come un gioco, come il passare una giornata diversa dalle altre, molte persone sono andate li convinte e fomentate dal fenomeno mediatico nel poter diventare il prossimo vincitore dell’ennesimo reality show, portando cosi a casa delusione e amarezza.
Ma è un mondo molto finto, che guarda essenzialmente all’aspetto estetico e al personaggio che potresti essere tralasciando un po’ ai margini  la parte significativa e centrale,  in questo caso la pasticceria. E non lo dico perché non sono passata credetemi.
Insomma guardatemi. Non sono tipo da televisione: non sono strana o eccentrica. Non ho foulard o occhiali strani, non sono una poeta o una cinica che crede fermamente di essere la più brava del mondo, e questo “loro” lo vedono e lo sanno. Per cui appena ti metti li a parlare con quelli che ti fanno il colloquio capiscono se potresti essere la prossima Ferrero o Stefanelli (Masterchef 3, e 2) oppure la prossima Madalina Pometescu (Bake Off Italia ) che sogna (ma guarda un po’ caso strano) di aprire una pasticcera, come credo il 90% delle persone me inclusa,  che si dedicano a questa arte tra le mura domestiche e non.
La televisione ci fa credere e sognare. Ci avvolge nel suo fantastico mondo fatto di lustrini e scene patinate, dona quei momenti di notorietà a gente fino a prima sconosciuta e ci allontana momentaneamente dai problemi veri con cui ogni giorno noi comuni mortali siamo costretti a lottare. Fanno aumentare la tua visibilità sui vari social che sembrano essere ora il punto forte della vita di una persona, e ti espongono ad un mondo che presto o tardi finirà. Volete sapere alla fine i concorrenti di questi talent cosa fanno? Leggete qua l’articolo del fantastico sito Dissapore, e ditemi poi la vostra. 

Comunque, alla fine di tutto i dolci che avevo portato (che sono i quattro cupcake adornati da fiori) ce li siamo mangiati a cena con tutta la famiglia, alla faccia dello chef di produzione che li ha assaggiati senza dare secondo me un giudizio critico costruttivo,  e porterò questa mia prima esperienza di pseudo televisione, come monito per migliorare sempre di più nelle mie preparazioni, per poter diventare un domani una grande pasticcera e poter dire: “E pensare che sono stata scartata al casting del reality Bake Off Italia!” 

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