Parliamo di cinema: Kynodontas, un film che non ti aspetti

Locndina film

Locandina film

Kynodontas (Dogtooth) 

★    

Anno: 2009
Durata:
 96
Origine: 
GRECIA
Genere
: DRAMMATICO

Regia: Yorgos Lanthimos
Attori: 
Christos Stergioglou (Padre); Michelle Valley (Madre); Aggeliki Papoulia (Figlia maggiore); Mary Tsoni (Figlia minore); Hristos Passalìs (Figlio); Anna Kalaitzidou (Christina).
Soggetto: 
Yorgos Lanthimos, Efthymis  Filippou
Sceneggiatura:
Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Fotografia: 
Thimios Bakatatakis
Montaggio: 
Yorgos Mavropsaridis
Scenografia: 
Elli Papageorgakopoulou
Arredamento: 
Elli Papageorgakopoulou
Costumi: Elli Papageorgakopoulou

Film inedito in Italia, Kynodontas, ha riscontrato invece ottimi pareri a Cannes 2009 vincendo nella sezione Un Certain Regard  62º Festival di Cannes  e candidato agli Oscar 2011 come miglior film straniero. Una pellicola perversa, che ricorda a suo modo il cinema bruneliano dal sapore grottesco e surreale. La trama è semplice, e richiama per certi versi la leggenda del Mito della Caverna di Platone adattata ai giorni nostri con protagonisti tre ragazzi adolescenti che vivono rinchiusi in una villa dalla quale non è permesso uscire.

una scena del filmYorgos Lanthimos grazie all’uso della camera fissa riesce ad esaltare un’alienazione ed una drammaticità costante sottolineando così  la vita statica, monotona fatta di assenza di tempo, in cui i protagonisti sono costretti a vivere. I tre ragazzi, che non hanno nome e non conoscono la loro età, vivono ogni giorno all’insegna di giochi fanciulleschi e lezioni impartite dalla madre, attraverso un mangianastri, e dal padre, il quale può fargli fare qualunque cosa lui voglia, ponendogliela come necessaria e giusta per l’incolumità delle loro vite. La metodica routine sfocia spesso nell’assurdo, rendendoci minuto dopo minuto partecipi e spettatori di una realtà senza senso. L’assenza di una colonna sonora, inoltre, unita alla freddezza formale con cui il regista racconta questa realtà parallela, genera e conferma il vuoto e il senso d’isolamento di questo posto collocato in una Grecia a noi ignota, il tutto reso ancora più suggestivo dalla fotografia limpida di Thimos Bakatakis. Dietro la recinzione di quella casa perfetta, in cui è possibile accedervi solo con la perdita del canino destro (appunto Kynodontas) “o sinistro non ha importanza”,  si cela una vita fatta di innumerevoli pericoli (il gatto) da cui bisogna sapersi difendere e tener testa. L’insegnamento giornaliero da parte del padre, ad essere dei cani da guardia ci spinge a fare delle considerazioni sui i protagonisti usati come burattini, come contenitori vuoti da riempire a proprio piacimento, confermando ciò che il regista vuole comunicare attraverso la sadica esplorazione psicologica della mente umana.  Non conoscono nulla all’infuori della loro casa, e subiscono senza opporsi, le regole imposte. Della vita vera invece, abbiamo solo una vana percezione introdotta grazie all’unico elemento esterno della famiglia, una certa Christina (unica tra l’altro ad avere un nome) la pietra che sarà in grado di incrinare quella finzione portata avanti da anni. Attraverso lei e allo sguardo vigile di Lanthimos, vedremo il sesso nudo e crudo come pura mercificazione del corpo della stessa Christina, usato per soddisfare senza troppi mezzi termini, i bisogni primordiali dell’unico figlio maschio.  Ed è proprio grazie all’innocenza dei ragazzi che si ha una scappatoia da tutto questo. La sorella Maggiore scopre attraverso il cinema e attraverso le pellicole, di cui ogni notte si ciba all’insaputa dei genitori, una sovversione e una ribellione che le consentono, attraverso l’imitazione di alcune scene di film (Lo squalo, Flashdance, Rocky) di risvegliarsi dal coma imposto dai genitori. E sarà proprio questa sovversione a condurci ad una delle scene più crude del film realizzata senza alcun filtro: noi e lei protagonisti del gesto in grado di frantumare tutti gli schemi.  una scena del film

Lanthimos, grazie alla sua saggezza narrativa, ci rimanda per molti versi ad Haneke, lasciandoci una pellicola depurata e scardinata, ridotta agli elementi essenziali, con i quali riflettere sui molti aspetti della psicologia umana, lasciandoci altrettanti dubbi su un finale crudelmente aperto.

Un film che non ti aspetti, ma che vale la pena vedere davvero.

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3 pensieri su “Parliamo di cinema: Kynodontas, un film che non ti aspetti

    • Mi fa piacere che condividi il mio pensiero. E’ un film di nicchia e non è facile trovare qualcuno a cui sia piaciuto. Mi dispiace solo che certe pellicole da noi non abbiano il giusto spazio. Troppo abituati a effetti speciali e cine-panettoni.

      • sìsì assolutamente anzi grazie a te che me l’hai riportato alla mente, molto disturbante senza neanche far vedere troppo tranne in una scena, e poi un’idea geniale dietro l’altra che tengono alto il ritmo anche se si rimane praticamente sempre nella casa.

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