RBS6Nations: lo sport per tutti

Amo il rugby non perché è violento, ma perché è intelligente.
Françoise Sagan

Abbraccio di due amici alla vittoria dell'Italia

Abbraccio di due amici alla vittoria dell’Italia

Sabato sono andata con mio marito allo stadio olimpico per seguire l’ultima partita del 6 Nazioni di rugby: Italia v Irlanda.
Non essendo amante del calcio, avrò varcato si e no in vita mia quei cancelli circa 3 volte e devo dire che l’emozione è stata tanta. Naturalmente non starò qui a parlare delle regole, del gioco in se, per quelle basta andare su internet e cercare, ma voglio rendervi partecipe di tutto quello che c’è stato intorno, dalle persone all’atmosfera che si respirava dentro e fuori dallo stadio.

In realtà mi sto appassionando a questo sport piano piano, complice il fatto che ci gioca mio marito e ho iniziato ad intraprendere il filone della fotografia sportiva che tra l’altro  mi piace molto, e per fare questo seguo ogni tanto la serie c di rugby, il Roma V Rugby alle quali scatto qualche foto che potete vedere alla mia pagina facebook.

Siamo arrivati allo stadio verso le 14.00 e quello che subito mi ha colpito è stato proprio il così detto “volemose bene”: una folla riunita davanti lo stadio prima della partita nel terzo tempo village per bere e mangiare tutti insieme. Italiani e Irlandesi separati solo da un diverso colore di maglia. Nessuno sfottò, nessun odio, nessun tafferuglio. Solo voglia di divertirsi e di stare insieme per tifare la propria nazione. Sembra un discorso melenso, ma è la verità.  Una folla enorme, gente di tutte le età e anche tante, tante famiglie con al seguito i loro bambini addirittura un bimbo di circa 6 mesi nel marsupio con la mamma con in testa la fascia tricolore dell’Italia, e quella è stata una delle immagini più bella della giornata perché da li ho capito che il rugby è lo sport per tutti.  

(potete vedere l’intero reportage fotografico nella sezione Galleria)

Così ho deciso di  raccontare tramite un piccolo reportage fotografico questa bellissima giornata allo stadio. Raccontare che si possono tifare due squadre avversarie pur stando seduti vicino, che vincere è un abbraccio tra amici e una stretta di mano tra italiani e irlandesi. Che battere le mani al supporter irlandese che si sgola per la propria squadra in mezzo a tanti italiani significa farlo sentire comunque a proprio agio. Che fare silenzio durante il calcio di punizione significa rispettare il giocatore che si appresta a compiere l’azione e che cercare di fare un ola completa per due volte di seguito è divertirsi. Certo l’emozione, l’adrenalina, il tempo che sembrava non passasse mai verso la fine sono sensazioni uniche, ma vedere lo stadio pieno, il tifo, il saluto al grande Lo Cicero che ha giocato la sua ultima partita, sono sensazioni indescrivibili.
E pensare che fino a qualche anno fa bastava il Flaminio per contenere i tifosi. Dal Flaminio all’Olimpico di passi avanti i nostri azzurri ne hanno fatto e soprattutto i passi avanti sono stati fatti dagli italiani che iniziano ad apprezzare questo sport che davvero riesce ad emozionare e a coinvolgere così tante persone, me compresa, che a parte il baseball,  con lo sport in generale non vado molto d’accordo. Sono felice di aver fatto questa esperienza che sono sicura replicherò nel prossimo anno. E ovviamente l’anno prossimo ci sarà una nuova piccola tifosa in mezzo a noi: la nostra bimba.

Alla prossima, e seguite la mia pagina su Facebook 

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